Share ecology

1. Economie della conoscenza

1.1 Open access

Se fosse un film, questa sarebbe la bozza della sceneggiatura.

1971, dipartimento di calcolo dell'università di Urbana (Illinois). In una stanza, circondato da armadi di metallo, siede uno studente. È l'alba di internet, una rete che connette i ricercatori negli atenei degli Stati Uniti. Come l'univesità di Urbana. Eppure Michael Hart non è seduto nella stanza per lavoro. Suo fratello conosce il direttore del centro di calcolo e in poco tempo ottiene un accesso a internet (secondo stime prudenti il valore delle password era di 100mila dollari). In ambito scientifico la rete telematica serve soprattutto per scambiarsi dati e commenti. Ma Hart ha qualcos'altro in mente. Sostituisce le frasi alle formule matematiche. E pensa a un libro. È il quattro luglio, il giorno dell'Indipendenza. Il primo volume che gli capita a portata di mano è proprio la Dichiarazione d'indipendenza firmata nel 1776: l'atto di nascita degli Stati Uniti. È un'opera di pubblico dominio: non c'è copyright. Hart si siede, appoggia le mani sulla tastiera e inizia a scrivere: "Noi il popolo degli Stati Uniti…". Copia l'intero documento. Ma è ancora presto: internet è uno spazio visitato soprattutto da ricercatori scientifici. Per Hart, però, è l'inizio di un progetto. Trascrive altri libri di pubblico dominio, come la Bibbia e l'opera completa di William Shakespeare. Per 17 anni, fino al 1988, è solo nella sua impresa. Poi cambia qualcosa. Internet apre al pubblico nel 1988. L'università di Urbana avrà un ruolo decisivo per l'accesso al mondo online: è da qui che parte Mosaic, il primo browser per la navigazione visuale del web (l'antenato di Explorer, Netscape, Firefox, Chrome). Niente più righe di codice: per visitare un sito basta scrivere il suo indirizzo. Oppure, il progetto Apache, un software open source per gestire i server che animano il web. Inventano, insomma, il motore (Apache) e il volante (browser) per la navigazione online. Hart fonda un'organizzazione per costruire la prima biblioteca su internet per volumi di pubblico dominio. Il sogno della conoscenza umana accessibile per chiunque sia connesso. Open access. Sarà il progetto Gutenberg, ispirato all'inventore della stampa a caratteri mobili, Johannes Gutenberg.

Un pomeriggio del 1993 un giovane avvocato cammina lungo le strade del Greenwich Village di New York. Un tempo era un'area popolata da hippies e artisti, ora quartiere alla moda. Ha scelto di diventare un costituzionalista. Brillante e acuto, ha la carriera spianata all'università di Chicago, dove insegna a pochi passi dal futuro presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ma Lawrence Lessig è uno irrequieto. Da ragazzo era un conservatore, sostenitore di Ronald Reagan. Si laurea in Economia a Wharton, tempio del pensiero economico negli Usa. Suo padre è un imprenditore e voleva dare una mano in famiglia. Poi vola in Inghilterra per studiare filosofia al Trinity College: il suo piano era di fermarsi per alcuni mesi, ma resta tre anni in Gran Bretagna. Torna negli Stati Uniti e segue gli studi di legge a Yale. Uno straordinario trampolino di lancio per la carriera universitaria. Ma quel pomeriggio al Greenwich village cambia la sua vita. Legge il titolo di un giornale: "Stupro nel cyberspazio". E vede un territorio inesplorato per il diritto. Coglie l'occasione al volo quando gli offrono un posto ad Harvard: qui nasce il Berkman center, un gruppo di ricerca su internet, legge e democrazia (che anni dopo lancerà la piattaforma per blogger Global Voices e altre iniziative). Qualche anno dopo conosce un piccolo editore, Eric Eldred: aveva pubblicato sul web alcuni versi di una poesia di Robert Frost, ma il Sonny Bono Act estendeva i limiti temporali del copyright. Copiare la poesia di Frost su internet era illegale. Lessig porta il caso alla Corte Suprema (equivalente della Corte costituzionale in Italia). Ricorda ai giudici l'articolo 8 della Dichiarazione d'indipendenza: "Promuovere il Progresso della Scienza e le Arti, assicurando per un periodo limitato a autori e inventori il diritto esclusivo sui loro rispettivi scritti e invenzioni" (To promote the Progress of Science and useful Arts, by securing for limited Times to Authors and Inventors the exclusive Right to their respective Writings and Discoveries). Lessig sottolinea la prima frase ("Promuovere il Progresso della Scienza e le Arti") e poi evidenzia i limiti temporali del copyright, argomentando che una sua estensione sarebbe incostituzionale. A dicembre del 2002 i giudici della Corte Suprema respingono la sua interpretazione. Per il brillante docente di Harvard è una cocente sconfitta. Eppure, durante la preprarazione dei documenti da sottoporre al giudizio dei magistrati, il suo gruppo di studio ipotizza licenze di copyright modulari. Un'idea che nasce in una sorta di mailing list. Eldred propone un nome: Creative commons. Il team accetta. Il giorno dopo la sconfitta alla Corte suprema nello studio di Lawrence Lessig arriva un delegato della Hewlett Foundation e stacca un assegno di un milione di dollari per Creative commons. In tribunale ha perso, ma su internet la partita è ancora aperta. L'obiettivo è che ogni pesona possa condividere testi, immagini, video, suoni su internet decidendo tre distinte condizioni per il copyright: la citazione dell'autore (by), l'uso non commerciale (nc) e la possibilità di trarne opere derivate (sa).

Nel periodo in cui Lawrence Lessig muove i primi passi sul terreno del diritto e di internet, un analista finanziario apre sul web un portale di intrattenimento per adulti. È il 1994. Ha capito che internet è un frontiera. E l'idea funziona. Ma non dimentica le sue radici: ha studiato alle elementari seguendo il metodo Montessori in una scuola rurale dell'Alabama, dove tutte le classi sono riunite in una sola stanza. Sua madre era la maestra. E lui si chiama Jimmy Wales. Immagina un'enciclopedia per il web. Sarebbe un'opera costosa, ma ha un'idea: riunire un gruppo di esperti che contribuiscano volontariamente alla crescita di un progetto comune. Accessibile da internet. Le pagine di carta diventano pagine web. Gli autori sono una community. E l'iniziativa è finanziata dalla pubblicità online. Chiede aiuto a un suo amico, dottotando in filosofia, Larry Sanger. Il 10 gennaio 2001 è online Nupedia: il team di esperti ha l'incarico di alimentare l'enciclopedia con nuove voci. Sanger e Wales, però, vorrebbero aprire le voci al contributo di chiunque. Ma la community di Nupedia lo esclude. E trovano un compromesso: pubblicare online un'altra enciclopedia, modificabile da qualsiasi persona e non controllata da esperti. Un'iniziativa sperimentale, priva anche di pubblcità. Decidono di chiamarla Wikipedia e arriva sul web cinque giorni dopo Nupedia. In un'intervista Wales ha dichiarato di aver trascorso le prime notti in bianco, dopo il lancio di Wikipedia: era preoccupato dalla libertà di modifica concessa a utenti ignoti. Il successo, con sorpresa dei fondatori di Wikipedia, è immediato: mille articoli in un mese, ventimila in un anno e centomila entro la fine del 2002.

Titoli di coda

Progetto Gutenberg. Michael Hard adesso è un editore e partecipa al progetto Gutenberg: la scansione di libri di pubblico dominio è portata avanti da multinazionali hitech. Il fondatore di Mosaic, Marc Andressen, è diventato un venture capitalist. Attraverso Apache viene gestito il 54% dei server per internet. Per contribuire al progetto Gutenberg: http://www.gutenberg.org/browse/languages/it

Creative Commons. Larry Lessig ha affidato lo sviluppo delle licenze alla fondazione Creative commons. Adesso studia le dinamiche della corruzione negli Stati Uniti. Per pubblicare testi, immagini, video e audio in creative commons: http://creativecommons.org/about/
http://www.creativecommons.it

Wikipedia. Jimmy Wales lavora a Wikipedia a tempo pieno. Adesso è la più grande enciclopedia online con 3 milioni di articoli. Per scrivere una voce di Wikipedia: vai su una pagina e digita il titolo nel box per la ricerca a sinistra. Se l'articolo non è ancora stato scritto, Wikipedia ti chiederà di aprire una nuova pagina. http://it.wikipedia.org/

Fonti

Michael Hart:
A brief history of project Gutemberg: http://pglaf.org/~hart/history.06.txt
La dichiarazione d'Indipendenza: http://www.usconstitution.net/const.html

Larry Lessig:
http://www.wired.com/wired/archive/10.10/lessig.html?pg=7&topic=&topic_set=
Early creative commons: http://lessig.org/blog/2008/08/early_creative_commons_history.html

Jimmy Wales:
http://chnm.gmu.edu/essays-on-history-new-media/essays/?essayid=42 http://it.wikipedia.org/wiki/Jimmy_Wales

(Versione beta. L'espediente narrativo è la sceneggiatura)

Beni comuni (Edgar Morin: voix du net). Open Data.
Personal learning: personal learning.

Dall'Italia: Giovanni Treccani, il maestro tessile bresciano che fonda un'enciclopedia. Copyleft: un prototipo di creative commons. Communia. New italian epic (Wu Ming), le frontiere della ricerca narrativa italiana

1.2 Open innovation

Innocentive. Per settori specifici: software (Cofundos)

Dall'Italia: Adriano Olivetti e l'innovazione sociale, Open Genius

1.3 Open Development

1.3.1 Web 2.0 per lo sviluppo

Christian Kreutz

Dall'Italia: Fao e Web2fordev

1.3.2 Telecomunicazioni (Ict4dev)

1.3.3 Cellulari (m4dev)

Ken Banks

1.3.4 Hardware per lo sviluppo (osh4dev)

Erik Hersman e Afrigadget

1.3.5 Social entpreneurship

B-Lab

1.4 Open journalism

Giornalismo professionale e amatoriale. La trasparenza come nuova oggettività (David Weinberger). Open source is a source of power (Unesco)

Crowdsourcing. Elezioni in Kenya: Ushahidi. Terremoto in Abruzzo: Facebook. Sisma in Cina: YouTube.

Italiani: [http://current.com/groups/inchieste-italiane
Vanguard], Carlo Revelli e Agoravox Italia

1.4.1 Modelli di business per l'editoria (e non solo)

Freemium

Crowdfunding

1.5 Open software

Linux. Firefox. Open office. E gli altri

Dall'Italia: Gabriele Zaverio (Asbesto Molesto): Freaknet e l'internet wireless

1.6 Open hardware

Macchina fotografica di Stanford

Dall'Italia: Massimo Banzi e l'oggetto hardware/software Arduino, Widetag

Hardware: Federico Faggin e il primo microprocessore commerciale

"Open source in the art world isinteresting because it gives others the source code to recreate the same artwork" (Paola Antonelli, Moma) [http://aliciagibb.com/wp-content/uploads/2010/02/New-Media-Art-Design-and-the-Arduino-Microcontroller.pdf]

1.7 Open manifacturing

What would google do

Progetti

Tessuti. Lilypad

1.8 Osint: open source intelligence

Georgia: il conflitto con la Russia e gli hacker. Elezioni in Iran: twitter?

Robert David Steele

http://www.onstrat.com/osint/

Wikileaks

1.9 Open politics

Governo Usa: Data.gov

Sunlight foundation

1.10 Open business: la sostenibilità economica dei progetti

Freemium. Fon

Dall'Italia: La casa dell'acqua

http://www.italianidifrontiera.com/

http://stwr.org/

1.11 Open economics

Yockai Benkler

2. Economie sostenibili

2.1 Tempo

Scambio di tempo. Es: Banche del tempo

Modulazioni dell'esperienza di tempo. Es: La fabbrica lenta di Bonotto, Slow food di Carlo Petrini

2.2 Sé

Altruismo e cooperazione. Es. Alcolisti anonimi

Dall'Italia: Giacomo Rizzolatti e i neuroni specchio, Marco Dorigo e la swarm intelligence. Carlo Ratti del Senseable Lab (Mit). Giuseppe Riva: ambient intelligence.

2.3 Ecosistemi

2.3.1: Design

Zeri: il riciclo totale di Gunter Pauli

Dall'Italia: Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma, Luigi Bistagnino e il system design, Paola Antonelli (Moma)

2.3.2: Comunità di frontiera

Villaggi ecologici. Granara (Parma) e le altre

Gruppi di acquisto solidali. Gas

3. Gesti online/offline

3.1 Leggere/scrivere

Wikipedia. Blog.

3.2 Guardare

Lo spazio. Wordmapper

Il cielo: Alberto Conti e Google Sky.

Dall'Italia: le microwebtv delle province (Altratv)

3.3 Ascoltare/parlare/suonare

Esplorare con le orecchie: la mappa della Bbc

Dall'Italia: Leonardo Chiariglione e gli mp3

3.4 Social networking

Facebook.

4 Mutamenti

4.1 Hacker

Storia dell'hacking. Fabio Ghioni, Hacker Republic.

4.2 Cyborg

Oltre i cyborg: Bioti (Bruce Sterling). Giuseppe Granieri: Umanità accresciuta.

4.3 Valchirie

Sezione speciale: i maestri

Federico Faggin: l'inventore del microprocessore - Andrea Viterbi: l'autore dell'algoritmo gsm - Claudio Nicolini: la bioelettronica - Massimo Marchiori: i motori di ricerca

Note

E' un blocco degli appunti: idee, link, spunti così come li incontro ogni giorno. Nel tempo può diventare un reportage sui segnali di cambiamento della cultura hitech. Mi piace l'idea di "cross cultural hacking", inteso come ricerca degli "hack" (ganci, collegamenti, tecniche) tra culture differenti per luogo e tempo d'origine, etnia, codici. Per informazioni inviare una mail a: luca.dello[at]gmail.com

Eyes wide shut project. Chapter one.

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